Una Cuba dai ritmi lenti, di persone dall’identità definita e ben radicata nel territorio. La dignità e la spontaneità sono valori concreti, anche nella fila che si crea per andare a prendere il cibo. L’aspetto della dignità, del patriottismo e il silenzioso scorrere del tempo, che inevitabilmente è destinato alla globalizzazione. Da un lento e distaccato procedere, il ritmo si fa sempre più calzante e quasi frenetico, ma poi ci si deve fermare a pensare e riflettere su tutto questo viaggio: l’ultima immagine (con il cartello “pare”, ovvero “stop)  diventa l’emblema di quello che è sempre Cuba.

Il reportage fotografico è stato effettuato nel 2018, assieme all’amico Gianni Zorzi.