Diamoci del noi

Intervista per Fotoit, rivista di fotografia in Italia della Federazione Italiana associazioni fotografiche, a cura di Fabio Del Ghianda

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FDG

68° Congresso FIAF Merano

Parte dell’articolo uscito nel mese seguente il congresso organizzato per la rima volta a Merano dal Fotoclub Immagine.

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BFI

Conferimento Onorificenza FIAF BFI Benemerito della Fotografia Italiana

 

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A cura del DIAF

Intervista a cura del dipartimento audiovisivi della FIAF

1 intervista a Fabrizio Giusti a cura del DIAF

2 intervista a Fabrizio Giusti a cura del DIAF

 

“Luce”

“LUCE” il servizio stampa

Sedici scatti in bianco e nero ad opera del fotografo Fabrizio Giusti, per raccontare il percorso intrapreso da una giovane donna bolzanina Emanuela Laurenti che, scopertasi affetta da un tumore, ha scelto di dare un senso profondo a quello che avrebbe e ha poi vissuto per portare una “luce” di speranza ai tanti che affrontano questa terribile esperienza. Ecco dunque l’idea di farsi seguire nella varie fasi del “viaggio” dentro la malattia dal fotografo, per testimoniare visivamente i vari momenti del percorso, dall’ incontro con il tumore alla relativa presa di coscienza, ai tanti momenti brutti, belli e perfino buffi, sempre comunque intensissimi sul fronte emozionale, fino all’ uscita dal tunnel.
Le immagini, di forte impatto, racconteranno dunque un anno terribile ma al tempo stesso profondamente formativo. Un anno che, se si è risolto con una vittoria, si è giocato sulla continua alternanza fra stati d’animo: paura, sconforto e dubbio ma anche condivisione, allegria perfino; rivolta e rabbia ma anche scoperta di potenzialità ignorate, prima fra tutte una forza d’animo straordinaria.

Sempre e comunque un viaggio di speranza.

 

Il progetto nasce da una passione in comune: la fotografia. L’idea di documentare e raccontare un momento di vita così delicato è nato dal bisogno di distaccarsi e prendere le distanze da questo vortice di emozioni. La fotografia è stato il pretesto per uscire dagli stressanti ritmi della terapia, che non hanno coinvolto solo la diretta interessata ma tutti coloro che le sono stati accanto. Quasi un gioco, un modo per prendere con più leggerezza la drammaticità della situazione. E’ una terapia per chi si mette in posa e per chi osservava dall’altra parte dell’obbiettivo: capire cosa sta succedendo, entrare in profondità nelle dinamiche psicologiche che si attivavano tra malato e malattia, tra la malattia e famigliari, ha permesso di scogliere un poco alla volta le paure di un risvolto incerto. Non facile farsi fotografare e mettersi a nudo come un albero senza foglie, temendo il giudizio e l’imbarazzo; non facile fotografare per paura di varcare quel confine labile tra dignità e spregiudicatezza. La mostra fotografica non documenta soltanto gli eventi reali come la terapia farmacologica: entra in profondità, scavando nelle viscere della lotta psicologica e dei sentimenti, rivela l’amore per la vita. E quale metafora migliore del pugilato? Questo duello contro un’ombra oscura, la vittoria e la rinascita a nuova vita? Vittoria che permette di risorgere dalle proprie ceneri e osservare la vita da un punto più alto, più cosciente. E un ringraziamento finale a quella luce che inconsapevolmente ha illuminato la via della guarigione. Fotografia dopo fotografia, Fabrizio ha saputo trattare il tema della malattia con grande delicatezza e affetto, portando tra le sfumature del bianco e nero la luce e l’intensità di quei momenti. Luce è il sorriso, la voglia di vivere, la serenità oltre il dolore che ci travolge. Luce è l’amore per la vita, la necessità di avere fiducia in qualcosa che non è palpabile. Luce è a presenza costante di una mano amica, dell’abbraccio concesso con sincero affetto e non o senso del dovere. Luce è speranza di donare un piccolo sostegno a coloro che si lasciano raggiungere nell’intimità da questo breve racconto di immagini.

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LEGGI LA RELAZIONE DI EMANUELA LAURENTI

Pagina del quotidiano Alto Adige del 26.10.14

 

La mostra composta da n 16 cornici orizzontali 50 x 60 con foto stampate su carta Fine Art Hahnemuhle 30 x 45 montate su Passepartout da 1,5 mm tinta panna con finestra taglio 45° è disponibile per esposizioni.

Concorso Street Photography del Fotoclub Immagine a Bologna

Si è svolta la consueta annuale trasferta di Street Photography del Fotoclub Immagine di Merano. Quest’anno è stata scelta la città di Bologna mentre per le scorse annate erano state scelte Verona, Mantova e Ferrara.
Sotto la foto, la motivazione della giuria che era composta da Emanuela Laurenti, Catello Nigro e Mario Saiani, non presenti alla trasferta.

1° classificata foto di Fabrizio Giusti

E’ stato tenuto conto della particolare situazione luminosa che rende l’immagine graficamente interessante. La semplicità della composizione, la pulizia e la singolarità del soggetto incuriosiscono e sollecitano l’immaginazione sull’uomo misterioso. Particolare merito va anche alla capacità di aver saputo cogliere una situazione tanto semplice quanto unica.

La paziente attesa del fotografo ha permesso di cogliere il giusto attimo e di dar forza allo sguardo quasi teatrale del personaggio ignaro. Merito va anche alla pazienza e all’intuito.

Ospiti in Toscana dagli amici dell’Imago Club di Prato

Si è svolta lunedì 8 giugno 2014 nella sede dell’Imago Club di Prato in Toscana la nostra serata dedicata agli autori esterni. Con una serie di audiovisivi di Fabrizio Giusti e delle immagini a portfolio di Emanuela Laurenti, la serata è andata oltre le aspettative. Grande successo e folto pubblico hanno fatto si che il Fotoclub Immagine di Merano abbia lasciato il segno. Un ringraziamento va a Cristina Bartolozzi Presidente del Circolo e Carlo Moscardi che ci hanno ospitati.

Tour e primo video per Mia Loto

LAIVES. Un nuovo tour da giugno e un videoclip, il primo, annunciano la nuova stagione di Mia Loto, cantante di Laives. “Per il videoclip – dice – abbiamo scelto un brano del nostro secondo album Quietefollia intitolato “Amico Mio”. Si tratta di un “concept album” sulla tematica della malattia mentale e insieme al regista abbiamo scelto una location particolarissima. Grazie alla Bls ci è stato concesso di girare all’interno di una struttura che appartiene alla storia della grande industria di Bolzano, l’Alumix, per catturare immagini suggestive in diverse aree di una fabbrica ormai chiusa al pubblico, salvo che per alcune manifestazioni di carattere artistico. Nel video appare anche Mia Virginia, una bambina che gioca con un’immagine nei sotterranei della fabbrica, l’immagine di “Amico Mio” una sorta di “amico immaginario” che poi svanisce nel nulla. La regia è di Roberto Condotta, in collaborazione con Matteo Berto e con la partecipazione di Lorenzo Orlandi un allievo del corso “backstage” della Scuola professionale di Bolzano. Trucco e scenografia sono di Romina Berni. Fotografi di scena sono Franco Silvestri e Fabrizio Giusti“. A giugno quindi il nuovo tour, mentre il team di Mia Loto sta anche lavorando al prossimo cd. (b.c.)
FOTO FABRIZIO GIUSTI COPYRIGHT

Quintervista a Fabrizio Giusti

intervista uscita su QuiMerano mensile di cultura e informazione

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“Imperfezioni” del Fotoclub Immagine di Merano

Recensione a cura di Luca Chistè
foto visibili sul blog Fotografia e Didattica di Luca Chistè

Recensisco davvero con gioia questo lavoro perché sono rimasto molto impressionato dalla qualità tecnico/espressiva della rassegna:“Imperfezioni” del Fotoclub “Immagine” di Merano.
Le fotografie esposte presso la Sala Civica di Merano mi sono sembrate un ottimo esempio di progettualità sulla fotografia da parte di un’associazione che propone segnali di forte innovazione e, in qualche misura, in “controtendenza” alle tematiche più classiche che, spesse volte, provengono dal mondo fotoamatoriale.
Da diverso tempo, infatti (talvolta ascoltato e talvolta disatteso), sostengo che la contingenza storica e quanto sta succedendo intorno a noi non può più esimere i fotografi “amatori” dall’offrire un loro contributo, attraverso le immagini, per far riflettere o comprendere ciò che accade. Per questa ragione, trovo sempre meno attraenti le ricerche basate esclusivamente su aspetti contemplativi, formali o di mero esercizio calligrafico; siano esse più o meno organizzate in “portfolio” (di cui si parla, senza sostanziale novità, dal lontano 1990…).
Credo sia necessario, anche per chi opera nel mondo della fotografia amatoriale, offrire prospettive di analisi più moderne e, in un certo senso, più “impegnate” sotto il profilo contenutistico ed analitico rispetto ai temi della contemporaneità.
Questa ipotesi mi è parsa ben risolta nella rassegna di Merano. Forse perché è un’associazione con persone giovani e motivate, forse perché ha un responsabile di indiscusso carisma e grande serietà (Fabrizio Giusti), forse per la presenza di molte donne… Non importa. Non è sempre e comunque necessario essere analitici per comprendere le “cause”. Talvolta è sufficiente, e piacevole, limitarsi agli “effetti”.
Gli autori di “Imperfezioni”, hanno cercato di mettere al centro delle loro analisi, con risultati di assoluta eccellenza, temi complessi, figli di una lettura della nostra contemporaneità non facili da comprendere sotto il profilo delle dinamiche storiche e sociali e, ancor meno, attraverso le immagini.

Non ci sono fotografie di fiumi con riflessi color della prevedibilità o immagini con oggetti policromi che, sempre uguali a sé stesse, scivolano via dalla nostra attenzione. O altre cose – forse “carine” – ma davvero troppo viste e semplici da proporsi. Nelle (im)perfezioni meranesi ho visto racconti “densi”, strutturati, figli di una capacità di analisi che, prima ancora di essere Photoshop o Lightroom, è pensiero che diventa azione. Azione fotografica. Alcuni temi, fra i molti ed interessanti, devono essere citati: Fuori scena”, di Gigi Sommese, che, con una regia filmica, racconta della violenza perpetrata all’interno del rapporto di coppia con una nitidezza di stile e la capacità di lasciare un segno (anche grazie all’uso di un b/w di altissima qualità tecnica), forte e chiaro, nella coscienza del visitatore (con almeno un paio di fotografie da antologia). Idem per lo splendido racconto, legato al tema della pedofilia, affrontato con grande coraggio dall’autrice Chiara Boggian. Come scrive acutamente Gianni Gaetano nella presentazione della rassegna: “Una tematica sentita e discussa ad ogni livello sociale. Il pedofilo e la sua maschera. Si insinua tra la gente, gioca con l’innocenza, si pone al servizio che sa di beffa, ma poi l’abuso, l’omertà, il silenzio.. E’ un lavoro in dieci stampe in bianco e nero, la cui lettura ha il sapore della cronaca triste e reale: L’imperfezione prende il nome di “ Pedofilia “ che è una brutta storia, ma purtroppo Vera! “ Getta la maschera e fatti aiutare”. Un perentorio invito!”

Altre immagini potrebbero essere citate, come la fotografia, a tratti surrealista, di Remo Forcellini che, insieme al valore della proposta espressiva, ha il pregio di associare una competenza tecnica pienamente consapevole dei propri mezzi. O Eleonora Callierotti con una ricerca sull’omosessualità. Anche laddove il segno fotografico dei partecipanti sembra più indulgere al formale, l’impianto concettuale e calligrafico del discorso rimane sempre introspettivo ed analitico. Così è per la sequenza di Emanuela Laurenti – un’autrice della quale tornerò a parlare su queste pagine a breve, è delicatissima, elegante e molto raffinata. Nel suo set di gambe policrome, ironiche e scomposte, compare la radiografia di un trauma.. Imprevedibile ed intrigante gesto fotografico che pone lo spettatore nella piacevole situazione di dover rileggere, riconsiderandola, tutta la sequenza. L’imperfezione è svelata e con essa l’intrigo esistenziale della nostra fragilità.

Altri temi, tutti di rilevante attualità e riconducibili a quella matrice d’impegno culturale a cui ho fatto riferimento in apertura, potrebbero essere citati: “Slot Paradise” di Fabrizio Giusti sul tema della dipendenza da gioco, o la psicologica visione di Viviana Morandi che, ancora riprendendo il testo di Gianni Gaetano: “Cronaca di uno stato d’animo che tra rinunce e speranze, tra attese e delusioni porta una ragazza “alla visione distorta della realtà”, come sottolinea l’autrice nel suo commento. Una desiderata, ma mai avvenuta maternità ne è la causa del sopra avvenuto stato depressivo. Un racconto che scuote il visitatore rendendolo partecipe di profonde emozioni.” Ed ancora, l’intrigante opera, figlia di un acronimo, diCatello Nigro che pervade la scena con una figura femminile ricca di significati ed interrogativi, debitrice di una riuscita riflessione concettuale sul tema.

Questa è una realtà fotografica viva, capace di dotarsi di una progettualità che può portare sia l’associazione, sia i singoli autori, molto oltre la soglia del fotoamatorismo.
Un’ultima osservazione sulla qualità della stampa (realizzata con carte molto pregiate) e l’allestimento: eccellenti entrambi, a conferma di una coerenza di pensiero e azione che dimostrano quanta cura dedicata all’intero progetto espositivo.