Intervista per FOTOIT rivista italiana di fotografia

Intervista per FOTOIT rivista italiana di fotografia

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Intervista per FOTOIT, rivista italiana di fotografia della FIAF, a cura di Fabio Del Ghianda

 

Fabrizio Giusti è l’attuale presidente del Fotoclub Immagine di Merano; Delegato Regionale per il Trentino Alto Adige dal 2011, ha ricevuto l’onorificenza BFI nel 2015, e quest’anno ha sottolineato quanto ne fosse meritevole organizzando il 68° Congresso Nazionale FIAF nella sua città. Fabrizio ama presentarsi sul suo sito con una frase di Henri Cartier-Bresson: “Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione  convergono davanti alla realtà che fugge: in quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale.” L’intervista conferma che la scelta della frase non è casuale.
Fabrizio, come nasce la tua passione per la fotografia? Ho iniziato a fotografare nei primi anni ’90, soprattutto durante i viaggi che facevo con due amici super attrezzati con reflex e obiettivi. Mi arrangiavo con una compatta ma, a sentire gli amici, spesso i miei risultati erano più interessanti dei loro, tanto che alla fine uno di loro mi vendette la sua reflex “perché così qualcuno gli avrebbe fatto fare delle buone foto!”. Era una Nikon, mi trovai bene e sono rimasto fedele al marchio, anche se ultimamente gli ho affiancato una Fuji serie X per la sua praticità e leggerezza. Nel 1993 entrai nel Fotoclub Immagine ed iniziò un confronto stimolante con persone più esperte. Ho provato vari generi, un po’ per sperimentazione, un po’ per aumentare le mie capacità: ho sviluppato e stampato il bianconero, ho sperimentato la macro, la fotografia naturalistica, il reportage di viaggio attratto da aspetti spesso trascurati dal turista classico. Nel tempo mi sono reso conto che il mio modo di esprimermi con la fotografia necessitava di più respiro della singola immagine ed ho iniziato a cimentarmi con il racconto fotografico, che negli ultimi tempi ho affiancato all’audiovisivo.

La FIAF l’hai conosciuta attraverso il Circolo? Sì e no. Nei primi anni del Circolo si lavorava un po’ chiusi rispetto ai contatti con altre associazioni e, pur essendo stati iscritti per qualche anno alla FIAF, non avevamo frequenti rapporti con altri club. Dopo qualche anno sono entrato nel Direttivo del circolo; in quel periodo l’attività languiva e i soci erano sempre meno. Ero il più giovane e sentivo l’esigenza di attività più interessanti per i giovani. Nel 2008 sono diventato presidente del fotoclub e ho cercato di dare un’impronta diversa alle nostre attività. La svolta è stata quella di investire nella formazione. Con alcuni altri soci abbiamo proposto delle serate a tema, prima con le nostre forze, poi invitando esperti esterni; abbiamo organizzato annualmente un corso base di fotografia ben strutturato che ha permesso di attirare nuovi appassionati, alcuni dei quali alla fine del corso restavano. E così siamo tornati a crescere, con energie nuove e motivate. Quando sono diventato presidente ero iscritto a FIAF da qualche anno, ed ho subito proposto di iscrivere il circolo, anche per entrare in una comunità che poteva aiutarci a trovare idee su come farlo rinascere, oltre che facilitare i contatti con altri club. Leggendo Fotoit, ho preso diverse idee da ciò che veniva realizzato in altre parti d’Italia: la prima mostra a portfolio nacque così, ed ebbe un notevole successo anche di visitatori; e così sono nate poi le serate di lettura immagine e di portfolio. La prima persona FIAF che è venuta a Merano è stato Giancarlo Torresani con il quale si organizzò il primo workshop sulla realizzazione di portfolio e sul racconto fotografico… finalmente si parlava di fotografia e non di obiettivi! … Ai giovani dei corsi e agli altri soci questo approccio apparve interessante, qualcuno iniziò a provare a fare dei progetti personali, e così il circolo tornò ad essere attrattivo per i giovani.

Fabrizio, il 2016 ti ha visto impegnato con il tuo circolo ad organizzare il Congresso Nazionale. Com’è nata l’idea di provarci e che consuntivo fai dell’esperienza? In un certo senso l’idea è nata quando ho iniziato a fare il Delegato Regionale. Merlak mi propose nel 2011 di fare il Delegato per il Trentino Alto Adige: ci incontrammo e sentimmo più volte, sia per capire il ruolo del Delegato, sia per conoscere i meccanismi della Federazione. Inevitabilmente si parlò anche del Congresso Nazionale, come uno degli eventi centrali della vita associativa, e come fosse importante che si riuscisse a realizzarlo in tutti i territori. Già allora pensavo che Merano potesse essere un palcoscenico straordinario per la manifestazione. Come Delegato ho frequentato qualche altro Congresso, ho cercato di capire quali fossero le esigenze, anche strutturali, necessarie alla organizzazione di una tale manifestazione. Mi convinsi della fattibilità di organizzare il Congresso Nazionale a Merano e cominciai a parlarne al Circolo e all’Amministrazione Comunale… e così l’abbiamo realizzato! Il Congresso ci ha lasciato molta positività ed i soci sono stati molto soddisfatti dell’evento. Questo mi ha compensato anche degli inevitabili sacrifici che si devono fare per un’organizzazione così complessa. Alcuni soci che hanno fatto parte del gruppo di lavoro non conoscevano la Federazione, non erano iscritti alla FIAF, ma sono rimasti entusiasti dell’esperienza. Con il Congresso si è portato la FIAF a Merano, ma in realtà ho portato all’interno del fotoclub la passione fotografica, il parlare di fotografia, la conoscenza di cosa è la fotografia in Italia… tutto ciò ha coinvolto molto, ho sentito che gli stimoli sono stati percepiti, ed ora la FIAF è maggiormente conosciuta ed apprezzata. Veniamo al Fabrizio fotografo… hai dei generi preferiti? Ultimamente sono attratto dall’audiovisivo che mi coinvolge maggiormente rispetto ad una singola foto, pur buona che sia. Penso che sia la fotografia stampata che l’audiovisivo possano avere la medesima capacità di coinvolgere. Però con l’audiovisivo, dove c’è lo svolgimento di una storia, la ricerca di un contenuto, il connubio con la musica, riesco a raggiungere livelli di emozione maggiori. Sono quindi stimolato a selezionare brani adatti ad essere abbinati al messaggio o alle sensazioni che desidero trasferire. Il mio Circolo ha partecipato a molte edizioni del Circuito DIAF: organizzavamo una tappa nella quale in genere facevo parte della giuria; quest’anno, organizzando il Congresso, non abbiamo sovrapposto questo impegno, e quindi ho potuto partecipare al Circuito DIAF come concorrente: ho avuto la soddisfazione di concludere il circuito in settima posizione con il mio lavoro “Luce”, oltre al premio speciale per la migliore “Fiction”. E’ il racconto di una storia vera, del percorso di malattia di una giovane donna che, scopertasi affetta da un tumore, ha scelto di vivere la malattia e il percorso di cura affiancandolo alla fotografia, dando un senso profondo a quello che ha vissuto per portare una “luce” di speranza a chi si trova ad affrontare una simile esperienza. Ne avevo tratto anche un portfolio, ma quando ho provato a trasferirlo in audiovisivo ho sentito che funzionava meglio. Ho la capacità di capire subito se un audiovisivo può funzionare o meno: se nel vederlo mi emoziono, so che potrà arrivare anche all’animo di altri. Audiovisivi a parte, oramai la mia fotografia si manifesta prevalentemente per portfolio, cioè attraverso progetti più articolati di uno scatto singolo. Fa eccezione la fotografia di “street” che su di me ha un effetto “terapeutico”: esco e mi faccio portare in giro dalla macchina fotografica, senza pensare, abbandonandomi alle sensazioni del momento… lo trovo un ottimo “scaccia-stress”! Ogni tanto poi continuo a fare qualche viaggio, e ne approfitto per dare libero sfogo alla fotografia di strada… posti nuovi, nuove atmosfere… Viaggi per fotografare o quando viaggi fotografi? Penso di poter dire che viaggio per fotografare. In genere scelgo le mete dei miei viaggi perché penso di poterci trovare qualcosa che mi interessa fotografare. A volte ho delle idee che voglio tradurre in foto che mi rappresentano e quindi cerco di andare nei luoghi dove reputo di trovare le occasioni per concretizzare le mie idee. A volte mi documento prima, specialmente se vado in grandi città che possono offrire situazioni disparate, in modo da individuare quali sono le zone che possono offrirmi le occasioni che cerco. Può anche accadere che siano le situazioni a trovarmi… e se mi colpiscono, se mi arrivano dentro… fotografo! Progetti in fase di ultimazione? Anche in questo caso si tratta di un audiovisivo. Ho raccolto molte immagini di statue in diverse città, musei… Parigi, Vienna, Berlino, Praga… con l’intenzione di trarne un lavoro. Ho scelto di andare in queste città per scattare molte immagini di statue e sculture, visitando i musei più importanti. Ho cercato di fotografare questi soggetti in modo che lo sfondo fosse il più possibile scuro e neutro, e le statue risaltassero di luce; l’idea è di far passare il messaggio che l’arte può rendere liberi. Sono partito da un masso di marmo e cerco di far capire che togliendo qualcosa si liberano forme, si da vita all’inanimato… sviluppo questo concetto attraverso l’arte scultorea, ma in realtà spero passi l’idea che questo vale per tutte le forme d’arte, quindi anche per la Fotografia. Ritorna quel concetto di Fotografia come attività che ha un effetto terapeutico, che libera la mente, che ci fa migliorare… Almeno per me è così !

Dopo aver apprezzato le capacità di Fabrizio nell’organizzare e coinvolgere il gruppo durante il Congresso di Merano, con questa piacevole intervista ho potuto conoscere il Fabrizio fotografo ed appassionato di audiovisivi: ancora una volta entusiasmo, preparazione ed idee chiare! Per contattare Fabrizio: mail@fabriziogiusti.it; per apprezzare i suoi lavori : www.fabriziogiusti.it.

 

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